Recensioni
Parlano di Noi...
Due dozzine di rose scarlatte visto al Teatro Gerolamo
90 anni da quando venne scritta da Aldo De Benedetti. Ma dopo così tanto tempo Due dozzine di rose scarlatte appare ancora una commedia brillante, capace di divertire. Anche suscitare riflessioni, sia pure diverse da quelle che poteva suscitare allora. Così il pubblico del Teatro Gerolamo, dove il Gruppo della Martesana l’ha messa in scena, ride, applaude, ma non solo.

90 anni da quando venne scritta da Aldo De Benedetti. Ma dopo così tanto tempo Due dozzine di rose scarlatte appare ancora una commedia brillante, capace di divertire. Anche suscitare riflessioni, sia pure diverse da quelle che poteva suscitare allora. Così il pubblico del Teatro Gerolamo, dove il Gruppo della Martesana l’ha messa in scena, ride, applaude, ma non solo.
Tutto ruota attorno alle due dozzine di rose scarlatte per la contessa Arduini, ma finite nella casa sbagliata. Dicono che è la più bella donna di Roma e Alberto Verani, quando le riceve, pensa di farle recapitare dall’amico Tommaso Savelli, grande ammiratore della contessa, accompagnandole con un bigliettino (non di pura cortesia). Ma le rose rimangono qualche minuto in più in casa Verani. La moglie Marina le vede, pensa siano per lei e ha un tuffo al cuore. Anche perché le rose sono accompagnate dal biglietto romantico. Anche intrigante, firmato Mistero. Lei prende le rose, il marito se ne accorge e pensa sia l’occasione per testarne la presunta infedeltà.
Rose e biglietto si susseguono per 22 giorni e Marina si sente sempre più coinvolta da Mistero, che in più ora le manda una lettera d’amore ogni giorno. Grande, piacevole novità per lei. Quello che poi succede lo lasciamo scoprire a teatro. Nella speranza che la commedia torni in scena la prossima stagione.
Naturalmente – siamo a teatro – la commedia chiede agli spettatori un atto di complicità: deve credere a quanto sta vedendo. Deve proiettarsi indietro nel tempo, quando i telefoni erano solo fissi, le lettere viaggiavano per posta e arrivavano il giorno dopo. Ed erano anche numerose, al punto che una lettera d’amore si confondeva tra le altre.
Il Gruppo della Martesana portando in scena la commedia è attento a mantenere questi aspetti. Li sottolinea con la scenografia: un telefono d’epoca che suona spesso convive con una vecchia radio che trasmette alcune canzoni. Motivi del passato accennati, ma ripresi da altri interpreti in epoche più recenti, come Ti parlerò d’amor, Un’ora sola ti vorrei, Solo me ne vò per la città. Insieme si parla di Cortina, località di turismo invernale, già rinomata prima delle Olimpiadi del 1956. Si raggiunge in treno, da ricercare su apposito orario, senza prenotazione. Sono tutti aspetti che, secondo una scelta perfettamente condivisibile, pur non riportando agli anni in cui venne scritta la commedia, accentuano una atmosfera vintage lontana nel tempo, dove tutto questo era abituale.
Ugualmente piace, perché non eccessivamente insistito, un tormentone. E’ protagonista l’avvocato Savelli (Paolo Cambiaghi), che, abituato a pranzare alle 12:30, conta i minuti che trascorrono senza che l’invito a pranzo si concretizzi. Conta i minuti e il pubblico ride.
La bella messinscena, attenta a evitare attualizzazioni impossibili, il buon ritmo impresso alla commedia lasciano emergere alcuni aspetti. E’ la critica alla mentalità del marito Alberto (Alberto Grassi), che vive la settimana di vacanza annunciata dalla moglie in partenza per Cortina, come una settimana per lui di libertà d’inverno, quando gli altri sono al lavoro. Ma la sua voglia di distrazione si annulla di fronte a quella che per lui è una rivelazione. La moglie si è convinta di essere corteggiata da un misterioso personaggio, sicuramente «alto giovane bello», capace di scrivere parole d’amore e scegliere rose rosse in numero rilevante. La due dozzine di rose scarlatte, appunto. Il marito aspirante fedifrago diventa geloso: la moglie (Chiara Ciaburri) si è trasformata. Ora gli appare diversa, risvegliata da rose e bigliettino. E’ amore, è mistero: l’equilibrio è troppo fragile.
Piace anche l’aver riportato sulla scena una commedia scritta da Aldo De Benedetti, un autore colpito dall’ostracismo alla promulgazione delle leggi razziali perché ebreo. E’ una commedia con un meccanismo brillante, capace di dare risalto ai quattro personaggi principali e insieme suscitare delle critiche più generali, allora probabilmente poco immaginabili. Oggi appare irridere la categoria maschile. I mariti pronti a tradire sono subito in crisi quando immaginano che la moglie pensi a qualcun altro. Gli scapoli corteggiano solo donne sposate che consente di evitare ogni responsabilità. Oggi la commedia appare invece meno critica nei confronti delle donne, che cercano un tocco di romanticismo in un’atmosfera familiare che non lo contempla.
Tra loro Rosina (Anna Chiappa). E’ la cameriera armata di piumino, che lancia occhiate complici al pubblico, giudicando tra il critico e il divertito questa coppia benestante, impantanata tra gelosie e aspirazioni romantiche, che portano a spendere grandi cifre per due dozzine di rose scarlatte al giorno per 22 giorni. E’ lo sguardo di oggi, che la messinscena attuale suggerisce, pur evitando attualizzazioni.
Due dozzine di rose scarlatte
Commedia in tre atti di Aldo De Benedetti
Personaggi e interpreti:
Marina Verani: Chiara Ciaburri
Alberto Verani: Alberto Grassi
Tommaso Savelli: Paolo Cambiaghi
Rosita Leonardi: Anna Chiappa
Scenografia di Maurilio Frigerio realizzata da Giancarlo Melzi; Luci e musiche di Piergiorgio Pollastri
Regia del Gruppo della Martesana